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Visualizzazione dei post da ottobre, 2020

MEGLIO SOLI

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Rimane da capire perché la metà del mondo pensa che sia sufficiente avere attenzione per fare strada, come se un riflettore puntato addosso e una platea in silenzio servisse a colmare tutta la sua  inconsistenza. Non capiscono che quando gli effetti speciali non funzionano probabilmente è perché non interessano o non bastano più. Meglio un po' di sincerità, meglio applicarla al dono della parola, che le parole non sono così scontate se partono direttamente dal cuore, se chi le ascolta merita di sentirle, se non sono usate come merce di scambio, ma esclusivamente per esprimere il nostro vero IO, bello o brutto che possa apparire all'esterno. È già complicato trovare amicizie oneste e sincere anche palesando la nostra vera natura. Chi pretende sentimenti sinceri, fiducia, lealtà, rispetto, non dovrebbe offrire in cambio una sua versione fasulla, una riproduzione luccicante e colorata pronta a cambiare aspetto e a spegnersi quando non serve più  come se ci fosse un interruttore. 

NEVICA

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Nevica...e ripenso a quando, da bambina, raccogliendo un pò di neve in un bicchiere ed un pò di succo di frutta riuscivo a sentire il sapore del natale. La neve era la lunghissima attesa dietro una finestra aspettando di scorgere il primo fiocco e andare a letto delusi, ma senza dormire e poi, dopo un'oretta o due la mamma irrompeva nella cameretta (lei lo sapeva che non dormivamo affatto) e con un enorme sorriso diceva:"nevica!"ed eravamo ad un tratto felicissimi. La neve era uscire la domenica mattina per fare lunghe corse e la gara a chi scivolava più lontano senza mai cadere; era infilarsi una borsa di plastica sotto al sedere e venire giù dalla discesa di una collinetta ridendo a crepapelle e la guerra con le palle di neve fino a rimanere senza respiro. Oggi, sotto questa luce artificiale, osservo cadere i primi fiocchi; sembrano angeli che scendono leggeri, angeli mandati dal cielo che vengono sulla terra per coprire le diversità. Così non distingui più i colori, la

LA LIBERTÀ RITROVATA

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Abitando in campagna mi è capitato diverse volte di imbattermi in qualche piccolo animale selvatico. Un passerotto, un riccio...una volta il mio gattone a cui piaceva cacciare oltre misura mi porto in salotto un cucciolo di lepre. Ricordo che alzandomi dal letto mi diressi nel salotto e mi spaventai subito, allarmata da uno strano rumore e uno strano movimento che proveniva da dietro il divano ma poi...quale fu la mia sorpresa e la tenerezza che suscitò in me quella piccola creatura indifesa! Ci misi un bel pò a catturarlo, scivolava via da sotto le dita come una bolla di mercurio...quando finalmente riuscii a tenerlo tra le mani sentii il suo piccolo cuore schizzargli fuori dal petto. Era terrorizzato, quasi congelato, avevagli occhi sbarrati e quell espressione tipica di un animale rassegnato che sa essere giunta la sua fine. Lo ingabbiai momentaneamente e lo portai subito nel pressi del torrente che scorre vicino a casa mia, dove so esserci una moltitudine di altri animali ed altre

LA PAURA

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Non sapevo cosa fosse la paura, era forse l'incoscienza della gioventu', l'inconsapevolezza della malvagità, la fiducia incondizionata in un mondo che non la merita, poi un giorno la paura entrò in casa mia, passando dall'entrata principale, senza fare alcun rumore, in punta di piedi si infilava attraverso la porta della mia anima e una volta dentro, abituata a muoversi nell'oscurità, rovesciò tutto, mettendo in disordine ogni cosa, lasciando le sue disgustose impronte ovunque. Morivo al pensiero di aver perso qualcosa di molto più grande, e quel pensiero era una tortura inconcepibile che mi paralizzò per un tempo che forse deve ancora terminare....non portò via nulla quella notte, tranne una parte di me che non potrò riavere indietro mai più, una parte di me che è stata venduta, riciclata, una parte di me che nessuno potrà più avere e che non ha prezzo. Silvia Simona Biolcati Rinaldi

FRI/END

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Non pubblico mai link per etichettare l'amicizia o per proclamarla vera e sincera né tantomeno per elevarmi al di sopra di un "ipotetico amico" che non si comporterebbe correttamente nei miei confronti perché mi trascura o perché non si fa sentire tutti i giorni come faceva un tempo. Non lo faccio perché a quarant'anni capisci che ci sono tante variabili che possono entrare a far parte della vita di entrambi, capisci (forse perché ne hai poco) che non importa più la quantità ma la qualità del tempo passato con un amico e quindi forse diventi anche più esigente, ma per me  la vera delusione che puoi ricevere da quella che credevi un'amicizia come la intendo io, non può essere descritta con un link o con un "copia e incolla" che vale universalmente, la puoi descrivere solo con le tue parole, se  sei capace di tirarle fuori...solo che il male provocato certe volte dalla delusione è tanto grande che quelle parole preferisci lasciare là dove sono

EMPATIA

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Non ti capita mai di avere delle sensazioni così forti, di gioia, di tristezza, di paura , sconforto, di energia positiva, da non riuscire a spiegarti... "perché gli altri non riescono a sentirlo?". Le emozioni a volte sono quasi tangibili tanto da far male, tanto da cercarne i segni. Ma sentire e ascoltare non sono la stessa cosa. Guardare e vedere non sono la stessa cosa.  È difficile ma dovremmo imparare ad ascoltare gli altri esseri umani...tutti, anche con gli occhi, anche con la pelle, anche con l'anima...fino a divenirci istintivo. #SilviaSimonaBiolcatiRinaldi

LA MIA BUONANOTTE

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Buonanotte a chi ha aperto sul letto una valigia di sogni e illusioni, e guardandola con immenso sospetto la richiude per le delusioni. Che non è vero che "tanto è lo stesso" e non è vero che "è roba da poco", perché quel bagaglio lo seguirà ovunque, anche senza poterlo mai usare. Buonanotte a chi ci ha creduto, e  per un attimo si è sentito speciale, a chi ha avuto timore del gioco ma quel gioco l'ha fatto ugualmente, perché si è fidato con poco ma in cambio non ha avuto niente. Buonanotte a chi ha un grande  tormento, a chi pensava di essere attento, a chi credeva di combattere i mostri ma poi i mostri li teneva per mano.  Buonanotte a chi, per gli altri è "lo strano". Buonanotte a chi ha buone intenzioni nonostante gli sgambetti e le offese, a chi aspetta con pazienza il suo turno senza spingere né avere pretese, a chi di jolly, nel suo mazzo di carte, non ne ha mai al momento opportuno, ma lo sguardo lo tiene diritto e timore non ha per nessuno. Bu

DIETRO LA PORTA

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Mi chiedo solo se sia sempre vero che quelli che non mostrano mai le lacrime siano i più forti. Quelli che non gridano sotto i colpi assestati dalla vita non hanno una soglia del dolore più alta. Quelli che non imprecano, che non cercano aiuto né comprensione non sono autosufficienti, non bastano a sé stessi. Credo sia solo una questione di orgoglio. L'orgoglio, questo strano sentimento, fintamente disconosciuto da chi non sa nemmeno cosa sia e ricusato, combattuto da chi davvero da sempre ne conserva segretamente in cuore una dose letale e preziosa. Nessuno è completamente immune al dolore, né vorrebbe annegare nella sua immensa solitudine, semplicemente ci sono porte che non vengono mai aperte e stanze che non prendono mai luce. In quelle stanze succede una vita e alcune persone hanno imparato a muoversi al buio, urtando qualcosa solo di tanto in tanto, qualcosa che cadendo a terra si rompe e fa rumore, ma nessuno si muove, fuori nessuno si accorge di nulla. E intanto che l'u

L'ALBERO DEI CRISTALLI

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L'ALBERO DEI CRISTALLI (racconto di una storia vera) Quando incontrai i suoi occhi la prima volta ebbi l'impressione di aver fatto un viaggio nel tempo. Vivevo in quel piccolo paese di campagna da circa una decina di anni e qui, nonostante la zona isolata, il centro abitato, formato da poche abitazioni, vantava una quantità di ville di ottimo aspetto, circondate da giardini ornati da fiori e piante bellissime. Io, operaia turnista da quando avevo 20 anni, mi ritrovai come vicino di casa il proprietario di uno di quegli stabilimenti dove lavoravano le persone come me, ricche di sogni e di buon cuore, ma tormentate dalla preoccupazione per la difficoltà nell'arrivare con il proprio stipendio di operaia alla fine del mese.  C'era qualcosa di grottesco in quella situazione, ma una volta tanto nella vita la fortuna mi sorrise, e mi ritrovai come affittuaria di uno di quei begli appartamenti con giardino a modico prezzo, uno dei tanti che il mio padrone di casa aveva in giro

UNA SEMPLICE MACCHIA D'INCHIOSTRO

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- UNA SEMPLICE MACCHIA DI INCHIOSTRO - Alcune volte i viaggi più belli sono quelli che ci portano in posti sconosciuti, a lungo ipotizzati, sognati, ricreati nella nostra immaginazione  anche con un certo timore e che alla fine, quando ci sei dentro, ti rendi conto che la realtà supera di gran lunga le aspettative e tutto quello che avevi fantasticato fino a quel momento, non tanto per il succedersi degli eventi, che avrebbero anche potuto in qualche modo essere previsti, quanto per l’entità delle emozioni capaci di provocare certi incontri, certi sguardi, certi gesti, sensazioni che sembrano essere rimaste lì sopite per anni e secoli e che improvvisamente, come allo sciogliersi di un potente incantesimo, ritrovano la luce del sole. Le emozioni quelle, è difficile riuscire a immaginarle o prevederle senza averle vissute davvero, almeno quanto è impossibile dimenticarle dopo, quando ti sono entrate nel profondo dell’anima e ti hanno percorso interamente le vene. Avviando il motore capii

GUARDANDO IN BASSO

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GUARDANDO IN BASSO Quando ero piccola mia madre viveva costantemente nel timore che potessi rompermi l'osso del collo precipitando da qualche luogo spaventosamente alto che avevo raggiunto giocando ad arrampicarmi come una scimmia. Si, amavo arrampicarmi, gli alberi erano i miei obbiettivi preferiti, ricordo che piantavo le mani sulla corteccia ruvida e se si incollavano di resina tanto meglio, perchè facevano presa, e poi incominciavo a salire, usando i rami come se fossero enormi gradini di una scala a pioli in grado di portarmi fino al cielo, salivo senza pensarci due volte e soprattutto senza preoccuparmi minimamente di come avrei fatto una volta giunta lassù a tornare con i piedi per terra, ricordo che il più delle volte, arrivata in cima, guardavo in basso e provavo un brivido di paura mentre ripetevo dentro di me "non guardare giù, non guardare indietro!", alla fine sono sempre tornata sana e salva, senza mai rompermi neppure un osso e sempre con la voglia di ripro