ECCO CHI SEI

ECCO CHI SEI

Non correre più degli altri.

A volte è sufficiente osservare meglio.

Loki aveva sei mesi quando partecipammo a un incontro con tutti i cuccioli della sua cucciolata, i suoi fratelli e le loro famiglie.

Eravamo in una specie di area cani vicino al Castello di Tortona.

Quando arrivammo, dentro c’erano già un paio di cani con i loro proprietari. Appena ci videro entrare con otto o dieci cuccioli di Amstaff, decisero di uscire.

Forse si erano spaventati.

In effetti, visti da fuori, dovevamo sembrare l’arrivo di un piccolo esercito.

Ma quei cuccioli erano soltanto un’esplosione di allegria.

Correvano liberi nel prato e tra gli alberi come pazzi, tutti insieme, rincorrendosi e giocando.

Noi, dal canto nostro, non potevamo fare altro che riempirci gli occhi di quella gioia e spostarci quando li vedevamo arrivare, per non essere travolti da quella folle corsa.

C’era anche Mia, la loro mamma. Mescolata insieme ai suoi cuccioli, era quasi indistinguibile da loro. Anche lei sembrava una cucciola e, con quei faccioni dalla bocca larga, davano proprio l’impressione di ridere a crepapelle mentre correvano, si rotolavano e lottavano giocando tra loro.

Sembravano un uragano, un terremoto di zampe, muscoli, code e felicità.

Iron, il papà, era rimasto a casa. Essendo adulto, avevano preferito non portarlo perché temevano che potesse litigare con qualche altro maschio.

Ma, in quell’area verde recintata, vi assicuro che nessuno fu abbastanza coraggioso — o abbastanza privo di pregiudizi — da decidere di fermarsi con il proprio cane.

A un certo punto Manuel, il ragazzo che ci aveva affidato Loki e proprietario di Mia e Iron, era in mezzo al prato con uno scartoccio di focaccia infilato nella tasca.

Ne teneva un piccolo pezzo in mano, sollevato sopra la testa.

Tutti i cuccioli gli saltavano davanti, facendo a gara e spintonandosi per riuscire a prenderglielo.

Tutti tranne Loki.

Lui era seduto vicino a me e guardava la scena da lontano.

Non si avvicinava.

Non saltava.

Non sembrava nemmeno molto interessato.

Ma continuava a fissarli da lontano, con la lingua penzolante.

A un certo punto Mauri mi disse:

«Guarda, il più tontolone di tutti i cuccioli l’abbiamo preso noi. Non va neanche a provare a portargliela via.»

Loki, imperturbabile e indifferente a quella critica, continuò a osservare.

Poi ci guardò, si alzò e si avvicinò lentamente a Manuel da dietro, senza fare rumore.

Io continuavo a osservarlo, pensando che si stesse facendo coraggio per buttarsi nella mischia.

Invece…

Mentre tutti gli altri cuccioli continuavano a saltare per conquistare quel minuscolo pezzetto di focaccia che Manuel teneva in mano, Loki, con estrema delicatezza, gli sfilò dalla tasca l’intero scartoccio.

Tutta la focaccia.

Manuel rimase malissimo.

Si girò, ancora con la mano sollevata sopra la testa e i cuccioli che gli saltellavano davanti, guardò Loki e disse:

«Guarda te questo stronzo… mi ha portato via tutta la focaccia!»

Questo sei tu.

Mentre tutti guardavano in aria, tu avevi già capito dove guardare.

L’hai fatto fin dal primo giorno, anche con me. ❤️

La bambina dei bigliettini — Le tasche di Loki

Perché alcune creature non hanno tasche, ma sanno custodire tutto.

Silvia Simona Biolcati Rinaldi

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