un istante sospeso

"resta ancora un attimo"

Oggi pomeriggio sono uscita con Loki.
Una delle nostre passeggiate quotidiane.
Un clima insolito per il mese di maggio faceva da cornice a quell’ora di svago in cui anche Loki sembrava più rilassato del solito.
Il guinzaglio era rimasto morbido per tutto il tempo; lui camminava al mio fianco, o poco più avanti, voltandosi spesso come per aspettarmi, invece di trascinarmi dietro di lui come faceva d’abitudine.
Il cielo era scuro, quasi nero, attraversato da nuvole tridimensionali cariche di pioggia che però ancora non cadeva.
Sulle colline, in diversi punti, le sfumature più scure si allungavano verso il suolo lasciando immaginare acquazzoni non troppo lontani.
Il vento soffiava da direzioni diverse  come succede in mezzo al mare, e i campi di grano e orzo creavano onde verdi identiche a quelle che osservavo da bambina sull’Adriatico, vicino al Delta del Po.
Loki voleva proseguire fino al paese vicino, ma avevo paura che ci saremmo presi un temporale. Così, arrivati al primo bivio, l’ho convinto con un biscotto a girare verso la cava.
La strada della cava è asfaltata, stretta e dritta fino al grande cancello d’ingresso. Poi si divide in due sterrati che si infilano nel bosco e, girando a destra, sembra davvero di aprire un varco verso una dimensione parallela. La stradina di sassi ed erba scivola rapidamente verso il letto dello Scrivia, perdendo in pochi metri tutto il rumore del mondo.
Sulla destra, una vegetazione fitta di tigli, pioppi e aceri campestri nasconde con la sua musica rilassante qualsiasi suono della civiltà rimasta sopra di noi: l’autostrada, i trattori nei campi, il campanile di Bettole.
Non si sente più nulla, neanche in lontananza.
Sulla sinistra, invece, un mare verde e incolto danza al ritmo del vento facendo il solletico alla linea dell’orizzonte.
Loki trotterella attorno a me come se fosse senza guinzaglio. Infila il muso tra le spighe e i fili d’erba, annusando voracemente le tracce di qualche animale selvatico. Fa due o tre starnuti, poi si rotola felice nell’erba fresca emettendo quel suono di godimento che conosco a memoria,  poi parte in una corsa improvvisa e gioiosa nella quale io lo seguo giocando.
Ci infiliamo nella parte più ombrosa del bosco, quasi una galleria di rami e fronde dove il sentiero sembra sparire. Le sue zampe sembrano di velluto, si muove come una pantera in mezzo alla foresta senza fare rumore ma io con tutto il mio impegno non riesco a fare lo stesso. Il rumore delle mie scarpe sul sentiero non sparisce mai del tutto per quanto mi impegni a fare silenzio.
Loki si ferma.
Drizza le orecchie.
Fissa un punto lontano.
Rimane immobile.
E io mi immobilizzo accanto a lui, senza fare domande, senza richiamarlo, senza avere fretta.
Finalmente anch'io sono una creatura silenziosa che appartiene a quell'insieme.
Sento che quell’istante sospeso è il momento più prezioso della giornata.
Il sole filtra a fatica tra le nuvole e le fronde, creando piccoli raggi di luce quasi impercettibili. Il vento è delizioso sulla pelle; ci accarezza i capelli e noi lo respiriamo a pieni polmoni, con gli occhi socchiusi e il viso rivolto in direzione del cielo.
Due anime uguali dentro corpi profondamente diversi.
Due esistenze impossibili da paragonare che, in quell’istante, stanno provando esattamente la stessa emozione.
Un attimo irripetibile che scolpisco nella memoria del mio cuore, provando già un po’ di nostalgia per ciò di cui un giorno sentirò terribilmente la mancanza.
Una lacrima scivola dai miei occhi e cade a terra come una goccia d’acqua benedetta, consacrando quel momento prezioso.
Loki mi guarda.
“Andiamo”, sembra dire.
Riprendiamo insieme la strada di casa, uno vicino all’altra.
Quando riemergiamo dal bosco, esce un po’ di sole. Le campane suonano le cinque. Una sirena corre lontana sull’autostrada.
E poi arriva la pioggia.
(Da: La bambina dei bigliettini)

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